
Cappelli autunno inverno: come scegliere feltro, lana e forma
Quando le giornate si accorciano, il cappello smette di essere un vezzo e torna a fare il suo mestiere: tenere caldo, riparare dalla pioggia e chiudere il guardaroba con un gesto. Il problema è che in autunno le forme sono tante e i materiali ancora di più. Questa guida nasce dal banco della bottega di via Paolo Sarpi, dove da cinque generazioni proviamo cappelli sulla testa dei clienti: vi spieghiamo come scegliere materiale, forma e taglia, con qualche consiglio che non troverete sull’etichetta.
01Il materiale prima della forma
Un cappello invernale si giudica dal materiale. La forma conta per lo stile, ma è il feltro o la lana a decidere se lo indosserete davvero da novembre a marzo.
Feltro di lana. È il materiale classico del cappello da città: compatto, caldo, resistente agli spruzzi. Un buon feltro di lana ha una superficie uniforme e riprende la forma dopo essere stato piegato. È la scelta giusta per il primo cappello “serio”: costa meno del pelo e regge bene l’uso quotidiano.
Feltro di pelo (lapin). Si ottiene dal pelo di coniglio ed è più leggero, più morbido e più resistente all’acqua del feltro di lana. Al tatto è quasi vellutato, alla vista ha una lucentezza sottile. È il materiale dei cappelli di fascia alta, come i cappelli Borsalino in feltro di pelo: dura decenni se lo si tratta bene.
Lana, tweed e cashmere. Sono i materiali dei berretti e delle cuffie. Il tweed irlandese dei berretti piatti è fitto e quasi impermeabile; la lana merino e il cashmere delle cuffie scaldano senza pungere. Se soffrite il freddo alle orecchie, una cuffia con risvolto doppio vale più di qualsiasi cappello.

02Le forme dell’autunno, dalla più facile alla più esigente
Fedora. Cupola con la pinza davanti, tesa media, nastro in gros-grain. È il cappello più versatile che esista: sta bene con il cappotto e con il giubbotto, su un viso tondo come su uno allungato. Se dovete comprarne uno solo, è questo. Guardate i cappelli fedora in assortimento.
Trilby. Il cugino del fedora con la tesa più corta e leggermente rialzata dietro. Più giovane e informale, ideale con giacche corte e capispalla tecnici. Attenzione alle proporzioni: su un viso largo la tesa corta può sembrare piccola. Qui i cappelli trilby.
Lobbia e pork pie. I cappelli lobbia hanno la cupola incavata al centro e un’aria da signore di una volta; i cappelli pork pie hanno la cupola piatta e bassa e sono il cappello dei musicisti. Sono forme con carattere: da scegliere quando si sa già che cosa si vuole.
Coppola e berretto piatto. In tweed, lana o velluto: è il cappello più portato in autunno perché sta in tasca, si abbina a tutto e non fa “cappello” per chi non è abituato. I berretti irlandesi in tweed di John Hanly e i berretti piatti in lana sono il punto di partenza più sicuro.
Cuffie e colbacchi. Quando il termometro scende sotto i cinque gradi le forme rigide lasciano il posto a lana e pelo. Una cuffia in lana merino è il capo più usato dell’inverno; il colbacco in pelo, sempre più richiesto, è la scelta di chi vuole caldo e presenza.
La nostra selezione per la stagione
4 pezzi scelti in bottegaUn modello per ogni forma citata nell'articolo, tra quelli che consigliamo davvero al banco.
Fedora · feltro di peloBorsalino Marengo, tesa 5,5 cmIl fedora da città per definizione: feltro di pelo, nastro in gros-grain, la forma che sta bene a tutti.260,00 €›
Coppola · tweed irlandeseJohn Hanly DriverTweed fitto, tessuto in Irlanda, quasi impermeabile: il berretto piatto che si mette in tasca.55,00 €›03Come capire la taglia giusta
Un cappello troppo stretto lascia il segno e fa male dopo un’ora; troppo largo scende sugli occhi al primo colpo di vento. La misura si prende con un metro da sarta, un dito sopra le sopracciglia e sopra le orecchie, tutto intorno alla testa: il numero in centimetri è la vostra taglia (57, 58, 59…). Nelle schede prodotto del sito trovate la tabella di conversione tra centimetri e taglie S, M, L, XL, e in negozio proviamo insieme fino a trovare quella che “non si sente”.

04Tre abbinamenti che funzionano sempre
- Cappotto lungo e fedora in feltro: l’accoppiata classica. Tesa e revers dello stesso tono, oppure il cappello di un tono più scuro del cappotto.
- Giubbotto o parka e coppola in tweed: informale e caldo, con la sciarpa in lana a completare. La coppola può anche contrastare: tweed a spina di pesce su un capospalla liscio.
- Piumino e cuffia in lana o cashmere: l’inverno vero. Tinta unita e materiale buono contano più del logo.
05Prima di riporlo: un minuto di cura
Il feltro si spazzola dopo l’uso, in senso antiorario, con una spazzola morbida; se si bagna, si lascia asciugare a temperatura ambiente, mai sul termosifone, e si riprende la forma con le mani mentre è ancora umido. In casa vive appeso per la cupola o appoggiato capovolto sulla tesa, mai schiacciato in un cassetto: per questo esistono le cappelliere. A fine stagione, se la forma ha sofferto, in laboratorio la rimettiamo in forma con il vapore.
06Da dove partire
Se è il primo cappello invernale, un fedora in feltro di lana o una coppola in tweed sono le scelte con cui non si sbaglia. Se invece cercate il cappello della vita, guardate i feltri di pelo dei cappelli Borsalino e dei cappelli Stetson e i cappelli fatti a mano Melegari, e passate in una delle cappellerie Melegari a Milano, Monza, Saronno, Como e Novara a provarli: la taglia giusta e il modo di portarlo si decidono in tre minuti davanti a uno specchio.
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07Domande frequenti
Qual è il cappello più caldo per l’inverno?
A parità di forma, il feltro di pelo isola meglio della lana; per il freddo intenso, una cuffia in lana con risvolto doppio o un colbacco battono qualsiasi cappello a tesa.
Il feltro si può bagnare?
Sì, una pioggia leggera non lo rovina: si scrolla, si lascia asciugare all’aria e si spazzola. Evitate solo gli acquazzoni prolungati e il calore diretto.
Come faccio a sapere se un cappello mi sta bene?
Se dopo dieci minuti non lo sentite più, la taglia è giusta. Per la forma, la regola è la proporzione: viso largo, tesa più larga; viso allungato, cupola più bassa. Il resto è gusto, e per quello ci siamo noi.



